Veronica Ghiglieri, PhD

Veronica Ghiglieri, PhD2019-03-05T10:04:24+00:00

Project Description

Veronica Ghiglieri, PhD
Veronica Ghiglieri, PhDBiologa Ricercatrice

Veronica Ghiglieri ha iniziato la sua attività di ricerca nel 1998 come collaboratrice in studi comportamentali ed elettrofisiologici in vivo in modelli animali di dipendenza da droghe d’abuso (Università di Cagliari) e in modelli di malattia di Pakinson (presso il National Institutes of Health di Bethesda, MD, USA). Nel 2005 ha cominciato a effettuare i miei primi studi in vitro, utilizzando registrazioni intra ed extracellulari su fettine cerebrali di modelli animali, per studiare le alterazioni patologiche della plasticità sinaptica corticostriatale in patologie che coinvolgono i gangli della base (malattia di Parkinson, malattia di Huntington, ischemia cerebrale, epilessia, sindrome di Down). Durante il suo internato presso l’IRCCS Fondazione Santa Lucia di Roma, nell’ambito del programma di dottorato in neuroscienze dell’Università degli studi di Roma, Tor Vergata, ha caratterizzato un modello genetico di epilessia congenita spontanea dimostrando che alterazioni cellulo-specifiche della plasticità corticostriatale e disfunzioni ippocampali sono associate alle manifestazioni epilettiche. A partire dal 2005 ha potuto affinare la sua esperienza nella preparazione di modelli sperimentali di malattia di Parkinson e ha preso parte a studi finalizzati alla compresione dei meccanismi alla base delle diverse risposte comportamentali alle terapie dopaminergiche, incluse le discinesie da levodopa, anche tramite l’utilizzo di una tecnologia che sfrutta peptidi sintetici permeabili alle membrane in grado di influire sulla composizione della membrana cellulare. Ha coordinato un progetto finalizzato alla caratterizzazione comportamentale degli effetti acuti della stimolazione magnetica transcranica sui sintomi motori, ora esteso a modelli precoci di malattia e alle discinesie indotte da levodopa.
Il grant Basic Science che ha ricevuto è finalizzato all’identificazione dei meccanismi alla base degli effetti terapeutici della stimolazione magnetica transcranica in uno modello animale di malattia di Parkinson e di discinesie indotte da levodopa. Questa tecnica di stimolazione cerebrale non invasiva è utile nello studio dei disordini del movimento sia come strumento per sondare il ruolo della regione cerebrale di interesse sia come opzione terapeutica per riorganizzare l’attività di circuiti nervosi danneggiati. I primi risultati dimostrano che la stimolazione magnetica transcranica ha un effetto terapeutico più rapido se utilizzata in una fase precoce di malattia. Questo effetto è associato al recupero funzionale dell’attività nervosa e alla riduzione dei sintomi motori nell’animale sperimentale.

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